
Di pietra e di cielo
a cura di Sofia Schubert
Gabriele Ermini
Caterina Morigi
Villa
Via Orti 25, Milano
Esplorare l’antico non come materia storica o scientifica, ma come linguaggio vivo che continua a sopravvivere.
Il progetto nasce nell’ambito della seconda edizione del ciclo di residenze di Atelier Elpis, che offre agli artisti un periodo di soggiorno in cui sviluppare la propria ricerca in relazione al contesto urbano della città di Milano e alle sue dimensioni sociali, culturali e simboliche.
Se il dialogo con i territori è al centro della missione di Fondazione Elpis, nel contesto italiano questo non può prescindere da un confronto con il paesaggio archeologico. Nello specifico, è Milano a rappresentare un caso particolare: rispetto ad altre grandi città, la persistenza dell’antico appare meno visibile. Il passato archeologico giace spesso nascosto, riaffiorando solo a tratti nella quotidianità urbana. Eppure continua a dialogare con il tessuto contemporaneo della città: sotto il centro storico, nelle stratificazioni del suolo e nelle collezioni dei musei della città.
Caterina Morigi ha elaborato un percorso concettuale legato al principio della “maggioranza assente”, quello che oggi possiamo osservare dei reperti antichi rappresenta soltanto una minima parte di ciò che esisteva originariamente. Nel corso dei secoli, gran parte dei materiali è andata perduta, producendo inevitabilmente un’immagine parziale e distorta dell’antico. Morigi si concentra in particolare sui corredi funebri femminili osservati nei musei archeologici della città, interrogandosi su ciò che manca, su ciò che non è sopravvissuto e sulle narrazioni che queste assenze generano.
Gabriele Ermini ha invece lavorato con elementi scultorei e pittorici, esplorando il potere emotivo e simbolico dei reperti. Ermini osserva come figure molto diverse tra loro-, come archeologi, collezionisti, appassionati, ma anche tombaroli-, siano accomunate da un’attrazione quasi viscerale per gli oggetti antichi. Richiamati dalla presenza dei reperti, ne percepiscono l’aura e la forza evocativa, come un richiamo che emerge dal sottosuolo.
Gli artisti hanno avviato un confronto con diverse realtà locali, tra cui il Museo Archeologico di Milano, il Dipartimento di Archeologia dell’Università Cattolica e la Fondazione Rovati che, pur concentrandosi prevalentemente su reperti etruschi, offre importanti spunti di riflessione sull’eredità e sulla trasmissione del patrimonio culturale.
- Opening
Giovedì 14 maggio
dalle 18.00 alle 21.00 - OrariAggiungi al calendario
Gio – Dom, 12:00–19:00
Ultimo ingresso alle 18:30 Ingresso libero.
Per informazioni contattare [email protected]






