Residenza

Ornella Cardillo, Giuseppe Lo Cascio, Natalya Marconini Falconer, Stella Rochetich

01.05.2025 – 31.07.2025
Residenza

Cosa significa abitare un luogo? Quali sono le caratteristiche che lo rendono diverso da un altro? 

Da cinque anni Fondazione Elpis si pone queste domande, non tanto per cercare risposte definitive, quanto per comprendere cosa accade nel momento stesso in cui ce le poniamo e per affrontare i ragionamenti che ne scaturiscono. Lo fa intrecciando arte contemporanea e territorio: prima nei borghi con Una Boccata d’Arte e oggi, nella città di Milano, con Atelier Elpis, un progetto di residenze che invita giovani artisti a confrontarsi con la città come spazio vissuto, osservato e interrogato.

Abitare, infatti, non è soltanto occupare uno spazio ma condividere memorie e partecipare attivamente alla vita della comunità. Le città, come i piccoli paesi, sono reti di memoria, linguaggi e presenze. In questo senso, Atelier Elpis nasce come naturale prosecuzione del lavoro avviato nelle aree interne e periferiche sul territorio italiano, portando ora quell’approccio radicato nella complessità urbana di Milano. È interessante, e in parte paradossale, ritrovare in una metropoli alcuni degli stessi temi e tensioni emerse nei borghi: lo spopolamento, la gentrificazione, la turistificazione, la perdita di identità locale. La città appare come un organismo in trasformazione, spesso guidato da logiche di profitto più che di vita. Allora cosa resta, oggi, di Milano sotto la sua invenzione, ovvero sotto quella patina narrativa che da anni ne scandisce la crescita e la metamorfosi?

Durante il periodo di residenza, attraverso collaborazioni con maestranze locali, associazioni e ricerca personale, ognuno dei quattro artisti si è concentrato su un elemento specifico che è 
diventato simbolo e principio generativo di un’intera narrazione urbana. Insieme, le quattro narrazioni, si sviluppano attraverso gli spazi di Fondazione Elpis come un’unica partitura di visioni urbane. 

Natalya Marconini Falconer legge la città come una costellazione di tracce, dove la memoria industriale si intreccia con quella familiare, seguendo un filo che connette il mercato ortofrutticolo, la produzione dei cavi in rame Pirelli e la storia operaia legata alle migrazioni dal Sud Italia. 
Ornella Cardillo, invece, costruisce una rete di macchine sceniche e teatri del tempo che affiorano dall’ascolto della città come organismo vivente. Giuseppe Lo Cascio interviene sul linguaggio degli oggetti, dislocandoli e rendendoli disfunzionali, per restituire le tensioni attrattive e repulsive che attraversano lo spazio urbano. La Milano di Stella Rochetich, infine, è un luogo fatto di corpi: organismi umani che lasciano tracce del proprio passaggio, segni chimici, odori, residui epidermici. Testimonianze silenziose che raccontano storie intime e ci ricordano che abitare significa anche toccare e contaminare.