Atelier Elpis

When they come alive

Mostra

a cura di Sofia Schubert

Qeu Meparishvili

Ilare

19.11.2026 – 20.12.2026

Villa
Via Orti 25, Milano

Di quel paesaggio, e del sapere che lo attraversava, oggi resta soltanto il nome della strada. Da queste tracce sono nate due ricerche diverse e complementari.

La mostra presenta gli esiti della ricerca di Ilare e Qeu Meparishvili, artiste della terza edizione di Atelier Elpis, il programma di residenze di Fondazione Elpis. Durante la residenza, le due artiste sono partite dalla storia del luogo che le ha ospitate, chiedendosi come un sapere o una presenza possano sopravvivere quando le strutture che li sostenevano sono scomparse.

Via Orti deve il suo nome agli orti e ai campi di erbe officinali che un tempo circondavano la casa di riposo delle Piccole Suore dei Poveri Vecchi, l’antico complesso che oggi ospita le due sedi della Fondazione. Orti, piante medicinali e casa di riposo facevano parte di un unico sistema, in cui natura, conoscenza e cura erano strettamente legate. Di quel paesaggio, e del sapere che lo attraversava, oggi resta soltanto il nome della strada. Da queste tracce sono nate due ricerche diverse e complementari.

Ilare rilegge il passato botanico del luogo attraverso l’alchimia, disciplina sospesa tra lavoro sulla materia e ricerca spirituale, che inseguiva il sogno dell’elisir di lunga vita. Un desiderio che risuona con la storia dell’edificio, dedicato alla cura delle persone nell’ultima parte della loro vita. Le sue opere compongono un laboratorio alchemico smontato e distribuito nello spazio, fatto di alambicchi e boccette di vetro invecchiate, come reperti di un sapere perduto.

Qeu Meparishvili esplora invece modi diversi di orientarsi nello spazio urbano, ispirati ai desire paths, i sentieri spontanei tracciati dal passaggio ripetuto di persone e animali. In una narrazione in quattro atti, l’artista immagina una città svuotata dalla presenza umana e abitata da cani randagi, che si muovono seguendo odori, abitudini e percezioni. Ispirandosi alla tradizione delle icone ortodosse, legata alle sue origini georgiane, li incide su lastre d’ottone argentato, trasformandoli in custodi di un altro ordine dello spazio.

Insieme, le due ricerche danno vita a una mostra su ciò che scompare dalle mappe e continua a vivere sottotraccia, nei gesti, nelle immagini e nella memoria dei luoghi.

 

  • Opening

    Giovedì 19 novembre
    dalle 18.00 alle 21.00

  • Orari

    Gio – Dom, 12:00–19:00
    Ultimo ingresso alle 18:30

  • Ingresso libero.
    Per informazioni contattare [email protected]